Alicudi: l’ideale per fare trekking a pochi metri dal mare

4 settembre 2011 Sport Eolie

Chi viene ad Alicudi sa che la vita sociale è ridotta a qualche birra all’unico bar esistente e a qualche chiacchierata in piazzetta.  Niente di più. D’altronde è anche vero che chi sceglie Alicudi per passarci le vacanze lo fa perché ama immergersi in una natura per tanti versi incontaminata, ma soprattutto per il rapporto che si instaura con il territorio, caratterizzato da ripidi versanti e panorami mozzafiato che si aprono sul mare e sul resto dell’arcipelago, in particolare Filicudi. Sarà per questo che a fronte delle poche decine di isolani, che hanno resistito alle sirene dell’emigrazione in America e in Australia, l’isola è abitata, specie nelle contrade più impervie da stranieri, che hanno ripopolato case e villaggi abbandonati da decenni. Salendo verso il vecchio paese, Montagna, o verso Pianicello, la lingua più parlata è il tedesco, quindi il francese e l’inglese. Gli arcudari e gli italiani che hanno preso casa qui preferiscono orbitare attorno al porticciolo, cuore pulsante della piccola comunità. Bellissimo il colpo d’occhio scendendo dall’aliscafo o dalla nave delle case bianche o altri colori pastello costruite sui ripidi crinali del vulcano in luoghi apparentemente inaccessibili e lontani. Tonna, Sgurbio, Bazzina Alta: nomi di località a picco sul mare color cobalto, dove l’uomo per secoli ha resistito e combattuto con una natura difficile, per strapparle, terrazzamento dopo terrazzamento, fazzoletti di terra su cui coltivare ulivi e capperi. Echi di quella fatica ti arrivano a ondate con il vento che fischia costante insinuandosi nei cespugli di erica e le pale di fichi d’india che punteggiano i costoni lavici lungo i sentieri che costituiscono la trama viaria dell’isola. Fino a qualche anno addietro l’escursionista che voleva avventurarsi lungo le mulattiere per raggiungere il Piano Filo dell’Arpa (675 m) o la Casa del Tramonto, aveva bisogno di una guida, tale era l’intrico tale era l’intrico di viottoli che ci si trovava davanti. Oggi per fortuna la situazione è cambiata. E questo grazie ad un arcudaro d’elezione, il vicentino Aldo di Nora, di mestiere editore, innamorato perso di quest’isola, che ha avuto la semplice ma geniale pensata di segnare le mulattiere come si fa con i sentieri in montagna, per poi riportarli in una mappa dettagliatissima che rende agevole la scoperta degli angoli più incantevoli dell’isola. Ogni sentiero riporta il punto di partenza e d’arrivo, quindi il numero di gradini, il tempo di salita e di quello di discesa. Ed in ultimo la difficoltà ad affrontare ognuno dei percorsi prescelti. Tutto questo conferisce ad Alicudi un ulteriore fascino, facendone una meta d’eccezione per trekker ed escursionisti che vogliono provare l’ebrezza dell’altezza percorrendo viottoli e sentieri ripidissimi a poche decine di metri da quel mare pescosissimo e bellissimo che circonda Alicudi con la premura di un antico amante.

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