Chi vuole rubare l’Eden di Salina? Agressioni, intimidazioni, denunce, l’isola si divide

13 agosto 2011 Cronaca Salina

Che non è un segnale rassicurante, in Sicilia. Anzi: è il tipico sistema con cui la mafia minaccia i negozianti, quando s’azzardano a non pagare il pizzo. “L’ennesima intimidazione”, scuote la testa Cafarella, “l’ennesima conferma che qualcosa di anomalo sta accadendo alle Eolie”. Difficile smentirlo. Da qualche tempo, Salina patisce un faticoso intreccio di appetiti edilizi e polemiche amministrative, episodi di violenza e battaglie ambientaliste. “I 27 chilometri quadrati dell’isola sono patrimonio dell’Unesco”, ricorda l’avvocato di Legambiente Corrado Giuliano, “e per giunta rientrano in una riserva naturale”. Ma nonostante queste cautele, può succedere anche l’incredibile. Basta fermarsi a Pollara, nel comune di Malfa, la frazione più selvaggia dell’isola dove si trovano la spiaggia e la casa del “Postino”, per rendersene conto. “Vede la meravigliosa discesa a mare di tufo?”, dice un residente: “E’ stata assalita a colpi di martello pneumatico per costruire comodi gradini”. E l’autore materiale di questo gesto, come ammette lui stesso, è una figura cruciale nelle attuali vicende di Salina: Ernesto Dimitri Salonia, classe 1941. Avvocato ufficialmente in pensione nato a Pace del Mela, in provincia di Messina. Un uomo dall’aspetto eccentrico – barba e capelli bianchi e lunghi, camicia hawaiana con bretelle in vista – che racconta le sue verità tra effluvi di sorrisi e cortesie: “Abbiamo un controllo significativo sul territorio”, ammette accanto all’amico e socio Giovanni Tomasello, 44 anni, presentatosi come “esperto di finanza a 360 gradi”. E mentre gioca con il piccolo coltello che ciondola da un passante dei pantaloni, aggiunge che il suo sincero obiettivo è contrastare “gli speculatori, coloro che vogliono rovinare lo splendido patrimonio dell’isola”. Frasi condivisibili, ma che non bastano a convincere Simona Calì Cocuzza, fotoreporter catanese con villetta di famiglia a Pollara. Da lei, a maggio e luglio 2010, sono partite due denunce che riguardano proprio Salonia, il quale avrebbe fatto costruire muretti a secco simulando “l’esistenza di vecchi ruderi”, indispensabili per richiedere “l’approvazione di progetti da edificare” (nelle cosiddette “fasce di rispetto”, infatti, è possibile solo ristrutturare edifici esistenti senza alterarne i volumi, ndr.). L’avvocato, da parte sua, nega tutto. Di più: s’indigna, catalogando simili accuse come la ripicca di chi “viene in vacanza a Salina e si sente padrone”. Ma resta il fatto che, effettivamente, Salonia e i suoi soci hanno presentato con la srl Sosipolis un progetto edilizio su Pollara da un milione di euro (stima dello stesso Salonia, ndr.), appunto nell’area segnalata dalla fotoreporter. E nonostante siano arrivate le autorizzazioni della Forestale e della Soprintendenza di Messina, i particolari del piano “lasciano molto perplessi”, per sintetizzare la consistente preoccupazione degli ambientalisti siciliani. L’idea, c’è scritto nei documenti, sarebbe quella di realizzare sotto il romantico titolo de “I giardini dell’Eden rubati agli dei” “un sistema integrato, attraverso la creazione di ricettività turistica e l’offerta di una rete di servizi a carattere ambientale e naturalistico”. Parole che si traducono, in concreto, nella prospettiva di costruire “una residenza turistico-alberghiera a quattro stelle”, un “sentiero pedonale a vocazione naturalistica”, una “fattoria didattica” per studenti, un “ricovero da circa 1.300 metri quadrati per asini grigi siciliani” su uno dei “terreni agricoli dell’azienda Salonia”, laboratori vari, nonché una suggestiva “casa delle farfalle”.

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