Isole Eolie: La punta di un Vulcano, mostra in Australia

21 maggio 2016 Notizie Salina

 

 

Una comunità che ha avuto una presenza e un’influenza sorprendenti nella società australiana. Da una popolazione di circa 13mila abitanti, simile a quella della cittadina rurale di Morwell, come ha ricordato il vice premier James Merlino, gli eolo-australiani hanno contribuito enormemente nella comunità del Victoria, tanto che oggi si stimano 80.000 residenti con discendenza eoliana e decine di personalità che si sono distinte nel rispettivo campo: dai media con l’ex direttore di questa testata Nino Randazzo, nella politica Bob Santamaria e lo stesso Merlino, nel commercio in particolare ortofrutticolo ma non solo.

La mostra racconta tradizioni culinarie (gli spicchiteddi o i vasteduzzi), sociali e religiose (feste e sagre) custodite gelosamente e mantenutesi nei decenni grazie al ruolo fondamentale della Società Isole Eolie ma si concentra su un aspetto fondamentale, le persone. Attraverso un documentario realizzato dalla Point Cool Production (di Oscar Strangio e Jack Ralph), sette discendenti di seconda, terza e quarta generazione parlano del loro legame con le Eolie, dell’influenza avuta dall’identità eolo-australiana sulle loro vite e aspirazioni.

Assieme a Guy Russo (Panarea), Joshua Santospirito (Salina), Francesca Ohlert (Filicudi), Norman Favaloro (Vulcano), Rosemarie Taranto (Alicudi), Paul Dimattina (Stromboli), nel filmato si racconta anche Steven Finocchiaro, attuale segretario della Sie e giovane avvocato. Per Steven essere eoliano ha un impatto diretto con ciò che fa, con il modo in cui parla e si pone. Il legame con Lipari è forte, trasmesso dal padre che si è trasferito in Australia nel 1987. “Mio padre viene da un paese molto diverso rispetto a tutti gli altri emigranti che l’hanno preceduto. L’Italia di quegli anni era una nazione moderna, con un pensiero liberale. Il documentario è ben fatto per questo, riesce a catturare le diverse stratifica zioni che compongono l’emigrazione eoliana in Australia: da un lato i primi migranti, quelli della seconda metà dell’Ottocento, relativamente benestanti, quelli del secondo dopoguerra, poveri e poi quelli successivi e sottolinea come una piccola comunità sia riuscita a distinguersi come poche altre, in ogni settore”. Essere coinvolto con la Società, e rimarcare le proprie origini, è motivo d’orgoglio e sentire di contribuire e fare parte della sua storia.

Per Cristina, la mostra racchiude solo “la punta di un vasto vulcano”: ognuno di noi ha una storia, conoscerla, condividerla e apprezzarla è parte di un processo che aiuta a costruire la propria identità”. Un processo molto soggettivo, che la stessa Cristina, impegnata negli ultimi anni in moltissime iniziative sull’eolianità (tra gli altri ricordiamo l’Eoliano Heritage Study Program), ha intrapreso tardi nella vita, dopo un iniziale rifiuto per il suo passato.

All’inaugurazione, erano presenti il premier del Victoria James Merlino (il padre Bruno, “un orgoglioso isolano”, emigrò da Salina nel ’61 ); il console generale Marco Cerbo; il Ceo di Museum Victoria J. Patrick Green, la manager dell’Immigration Museum Padmini Sebastian e, ovviamente, un gran numero di discendenti eoloaustraliani e membri della comunità che hanno affollato la galleria scambiandosi storie ed aneddoti.

Per il vice premier Merlino, la mostra segna un traguardo importante, “il testamento del forte senso di identità” di una comunità del Victoria “orgogliosa di sé” ed è un modo per celebrarne la storia in un contesto contemporaneo. Un’iniziativa lodevole che, assieme al lavoro e alla passione della Società Isole Eolie, è stata possibile grazie alla lungimiranza dell’Immigration Museum. Al termine dei discorsi, il soprano eolo-australiano Rebecca Gulinello ha deliziato i presenti con alcuni brani operistici.

SARA BAVATO

Il Globo, 9 Maggio 2016