Rinvenuta a Lipari durante i lavori in piazza Mazzini capanna del XV secolo

11 febbraio 2012 Salina News - Eolie News

dimostrano frammenti ceramici dello stile di Diana trovati nella Montagnola del Capo Graziano e Lungo la sponda meridionale della baia del Porto. All’inizio dell’età del Bronzo, forse ancora prima della fine del III millennio, sorse nell’isola un grande insediamento, senza dubbio di genti nuove, venute da lontano, che vi si stabilirono e nelle quali abbiamo creduto di poter riconoscere gli Eoli delle leggende, dei quali le isole portano ancora il nome. E’ questo uno dei più vasti insediamenti preistorici delle isole Eolie (Piana del Porto – casa Lopes). Dopo alcuni secoli, agli inizi cioè del II millennio a.C., l’abitato si trasferì dalla riva del mare, indifendibile, alla sommità della sovrastante Montagnola del Capo Graziano. Una cupola rocciosa a pareti scoscese quasi ovunque inaccessibili, che costituiva una vera fortezza naturale, in una posizione cioè molto più disagevole, ma molto più adatta alla difesa. E’ evidente che lo spostamento fu imposto dal cambiamento della situazione politica nel basso Tirreno e dall’insorgere di gravi preoccupazioni di difesa per le popolazioni costiere. Gli scavi svoltisi fra il 1956 e il 1969 si sono peraltro concentrati su un’ampia terrazza del fianco Ovest della montagnola, intorno alla quota 100. E’ stata messa in luce qui poco meno di una trentina di capanne, molto serrate fra loro, in rapporto ad una popolazione numerosa e alla ristrettezza dello spazio disponibile sono capanne ovali, alcune delle quali con struttura “a spina di pesce” secondo una tradizione elladica che sembra risalire anch’essa, come il tipo stesso della capanne e come le forme delle ceramiche, al Protoelladico III della Grecia. Altri frammenti di ceramiche dipinte protomicenee di stile I e II ci offrono un elemento di datazione molto preciso e ci permettono di riconoscere che la facies culturale di Capo Graziano ha continuato ad evolvere fino al passaggio dallo stile miceneo II al III e ciò fino all’incirca al 1430 a.C. Ai livelli della cultura di Capo Graziano si sovrappongono, coma ovunque nelle isole Eolie, quelli della cultura del Milazzese, caratterizzati da un complesso ceramico del tutto diverso, di origine di attinenza siciliana.La collina di Filicudi Nelle capanne di questa nuova fase si trovano ancora numerosi frammenti di ceramiche Egee importate, ora di stile Miceneo III A1 e cioè della fine del XV, e degli inizi del XIV sec. a.C. Dopo la distruzione di quest’ultimo villaggio da porre in rapporto con la conquista ausonia delle isole, l’intera isola di Filicudi sembra rimanere deserta per molti secoli. Filicudi è stata di nuovo abitata in età greca (pochi frammenti ceramici del VI – V sec. a.C. del Capo Graziano; vasetti di corredi tombali del IV nel Piano dal Porto, cippo funerario iscritto in pietra liparese da Zucco grande). Di età romana sono i resti di abitazioni ancora riconoscibili nelle piane al di sopra della spiaggia sul lato settentrionale del Piano del Porto. Di età cristiano-bizantino è un gruppo di tombe intagliate nella roccia, prive di corredo, venute in luce sulla dorsale del Piano del Porto nei saggi esplorativi dal 1952.