Lipari:Roberto Cannistra’accusato dell’omicidio Biviano condannato a 30 anni

10 gennaio 2014 Salina News - Eolie News
 
La Corte d’Assise (presidente Trovato) lo ha, invece, condannato per omicidio in concorso con persone non identificate. 
 
 
In conseguenza di ciò gli sono state concesse anche le attenuanti generiche. 
 
Cannistrà è stato difeso dagli avvocati Gaetano Orto e Luca Frontino che si sono avvalsi della consulenza dell’ex generale dei Ris di Parma, Luciano Garofalo.  
 
Questi, dopo aver effettuato sopralluoghi e rilievi sulla scena del crimine e acquisito tutta la documentazione a disposizione, è giunto alla determinazione che il manovale non poteva essere l’esecutore materiale dell’omicidio della signora. 
 
 Secondo Garofano le macchie di sangue della Biviano, ritrovate sulle scarpe dell’uomo, sarebbero state depositate in seguito a “gocciolamento”.
 
In poche parole l’uomo non avrebbe colpito la donna ma avrebbe, presumibilmente, preso parte ad un possibile “spostamento” del corpo.  
 
Orto e Frontino, forti delle determinazioni alle quali era giunto l’ex generale dei Ris, avevano chiesto il proscioglimento di Cannistrà dall’accusa di omicidio. 
 
Come si ricorderà la povera donna venne ritrovata cadavere nel suo garage, intorno alle 22 e 30 del 24 Dicembre 2011, da un amico che, unitamente alla sua famiglia, l’aspettava a cena, per poi prendere parte alla Santa Messa di mezzanotte. 
 
Il delitto, però, non sarebbe maturato nel garage ma all’interno dell’abitazione della povera Eufemia Biviano. 
 
Secondo il medico legale Giulio Cardia, che ha effettuato l’autopsia sul corpo della pensionata, questa sarebbe deceduta per choc emorragico sopravvenuto a causa della ferita da arma da taglio. Arma-sottolineiamo- che non è stata ritrovata. 
 
L’individuazione di Cannistrà, quale responsabile dell’omicidio che sconvolse la collettività isolana, certamente non avvezza a tali episodi criminosi, venne resa possibile grazie all’instancabile lavoro svolto dai carabinieri di Lipari in collaborazione con il Ris di Messina.
 
Questi ultimi, nel lavabo della cucina della donna, individuarono, con l’ausilio del luminol, delle minuscole tracce ematiche, non visibili all’occhio umano. 
 
Le successive analisi di laboratorio consentirono sia di stabilire che appartenevano ad uomo sia ad estrapolare il DNA. I carabinieri, quindi, procedettero ad acquisire campioni salivari di una sessantina di soggetti, tra i quali il Cannistrà.
 
La comparazione del DNA, ricavato dalla saliva con quello ricavato dalle tracce ematiche, portò gli inquirenti a ritenere il manovale responsabile dell’efferato omicidio.
 
Tra l’altro in un paio di scarpe dell’uomo vennero ritrovate delle tracce di sangue appartenenti alla donna uccisa. 
 
Cannistrà-  a seguito del provvedimento emesso dai sostituti procuratori di Barcellona, Francesco Massara e Mirko Piloni – venne prelevato alle 4 e 30 del 3 gennaio nella sua casa di Quattropani e , dopo una permanenza di circa sei ore nella caserma dei carabinieri di Lipari, venne trasferito con una motovedetta dell’Arma a Milazzo e da qui al carcere di Messina Gazzi. 
Successivamente venne appurato che Cannistrà, un paio di giorni dopo l’omicidio, raggiunse Messina dove cedette dei preziosi ad un compra-oro.
 
Che i preziosi, costituiti da un bracciale, due collane e due anelli con pietre, appartenessero alla vittima è stato accertato dai familiari della stessa.  
 
E’ più che probabile che i legali di Cannistrà non appena in possesso delle motivazioni che hanno portato a tale sentenza (saranno prodotte entro 90 giorni) presenteranno appello.
 
(EolieNews)