Isole Eolie: lo scandalo dell’acqua

6 settembre 2013 Salina News - Eolie News

 

Amministrato lungamente dall’Ente Acquedotti siciliani (Eas), il dissalatore è poi finito in mano ad un imprenditore nisseno in odor di mafia, Pietro Di Vincenzo.

Ecco perché nel corso dei decenni la gestione dell’acqua nell’isola, curata dall’Eas e dalle municipalizzate, non è stata mai propriamente pubblica, «chiamando bensì interessi forti e consorterie di ogni».

Oggi, come fa notare una interrogazione parlamentare del deputato Udc Gianluca Micciché, depositata a fine luglio al “Parlamentino siciliano”, «nel caso delle isole Eolie sulla scena convulsa dell’emergenza idrica convergono realtà influenti, a partire da una società di diritto pubblico: la Sogesid spa».

Nata nel 1994 quale concessionario della gestione di alcuni impianti di depurazione della Regione Campania si è assunta l’onere di supportare la legge Galli, attraverso la redazione dei piani d’ambito e l’attuazione di interventi industriali, in ambito acquedottistico, depurativo e fognario, lungo tutto il territorio nazionale.

Nel 2007 per decisione del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Infrastrutture, la Sogedis è divenuta uno strumento in house, ma, in ossequio alla legge Galli, «ha insistito a muoversi in ambito privatistico, tanto da ritrovarsi al centro di un vasto circuito di interessi».

Tra la fine del 2007 e il 2008 il Ministero dell’Ambiente stanzia una quantità notevole di risorse finanziarie (oltre 50 milioni di euro solo per il comune di Lipari) al Commissario per l’emergenza delle Eolie – a quel tempo il sindaco di Lipari – per realizzare tutte quelle opere necessarie ad eliminare il trasporto di acqua potabile via nave e per smaltire i reflui.

Sempre il Ministro provvede a nominare dapprima il Prefetto di Messina come commissario per l’emergenza di Lipari, e poi a sua volta a sostituirlo con l’avvocato Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente, ma anche consigliere d’amministrazione della Sogesid s.p.a.

In sostanza un «palese conflitto di interessi», come rivela il deputato Micciché.

In quanto riveste «il ruolo di erogatore di finanziamenti, di stazione appaltante dei medesimi finanziamenti, di parziale beneficiario, oltre che di controllore».

Ma non è finita. Perché la delibera 65/2008 dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici boccia la possibilità che la società Sogesid possa continuare a svolgere tale attività.

Ma «la suddetta deliberazione, avendo una portata ben più ampia della vicenda Eolie» viene impugnata dalla società Sogesid, «che senza chiedere la sospensiva la considera non vincolante e pertanto continua ad assumere commesse in contrasto con i principi dell’in house così come affermato dalla citata delibera».

Con danno per la popolazione delle Isole Eolie: il prezzo dell’acqua desalinizzata è fissato a 4,80 euro al metro cubo, cioè il più caro d’Italia, «addirittura con possibilità di aumenti negli anni a venire, e che è già messo altresì nel conto che l’intervento della società non risolverà in via definitiva il deficit idrico delle Eolie poiché una parte dell’approvvigionamento continuerà ad avvenire per mare».

Come? Tramite una nave cisterna. Il Ministero della Difesa ha stipulato con la società Marnavi di Napoli un contratto di fornitura idrica con l’isola di Lipari per un importo di 26.000.000 di euro, iva inclusa, per soli 2 milioni di metri cubi.

In sostanza, facendo un semplice calcolo matematico, gli abitanti dell’arcipelago dovranno continuare a pagare l’acqua portata dalle cisterne al prezzo, del tutto incongruo, di 13 euro al metro cubo.

Questa storia va avanti da circa quindici anni da quando la società Marnavi – specializzata nel trasporto di sostanza chimiche e proprietaria di 27 navi operanti sul mercato internazionali, otto delle quali adibite per il trasporto di acqua e prodotto alimentari per le comunità delle isole italiane – rifornisce d’acqua le isole Eolie, «con convenzioni annuali – scrive Micciché – che palesamente prescindono da ogni calcolo di economicità, mentre Regione e Ministero avrebbero potuto ricercare soluzioni più idonee, attraverso accordi mirati oppure l’espletamento di regolari gare d’appalto».

Eppure la beffa deve ancora arrivare. Perché c’è qualcuno che ha cercato di scalfire il regime di monopolio. Un’impresa tedesca, la Aqua Blue di Bubesheim, operante in vari ambiti (dalla depurazione agli impianti idrici), nel 2007 ha presentato alle autorità territoriali e regionali una proposta di convenzioni, ai sensi dell’art.57 del decreto legge 163/06, per la definitiva soluzione dell’emergenza idrica nell’isola.

Una soluzione quella tedesca che avrebbe consentito di svoltare all’arcipelago e avrebbe abbattuto considerevolmente i costi a tutto vantaggio della popolazione isolana.

Per di più l’impresa tedesca si impegnava ad installare, a Lipari e nelle isole minori, alcuni moduli di dissalazione di nuova generazione per l’intero fabbisogno idrico, «a costo zero per lo Stato, la Regione e i comuni, richiedendo di contro alla parte pubblica, solo a servizio erogato, il pagamento dell’acqua a un costo oscillante fra 1,05 e 1,21 euro al metro cubo».

Tra la tariffa che propose l’amministratore dell’impresa tedesca, Klaus Dieter, e i quasi cinque euro richiesti dalla Sogesid, che diventano addirittura 13 euro con l’intervento della Marnavi, corre un abisso.

Tentativo che non va a buon fine, perché l’ingegnere Puccio dell’Arra, Agenzia regionale rifiuti e acque della Sicilia, «con poche argomentazioni in quella sede ha decretato impossibile la desalinizzazione dell’acqua marina ai costi garantiti dalla società tedesca». Per la felicità delle lobby dell’acqua siciliana, della Sogesid, e della Marnavi. E di qualche altro personaggio, politico e non, che si nasconde nei palazzi del potere siciliano e romano. Amen.

Giuseppe Alberto Falci www.linkiesta.it