E’ stata un’impresa soccorrere una turista colpita da malore durante l’escursione sullo Stromboli

14 novembre 2011 Salina News - Eolie News

Dalla centrale arrivavano informazioni, poco comprensibili perché il vulcano creava disturbo alle comunicazioni. Dopo un giro molto accurato nella zona dove doveva trovarsi questa elisuperfice, e non avendola localizzata, il pilota decideva di atterrare di nuovo e chiedere maggiori informazioni. Una guida ha indicato una piazzola della Protezione Civile in cima al vulcano, il pilota chiedeva informazioni sulla sicurezza (lo Stromboli è un vulcano attivo), la guida assicurava che era agibile. L’elicottero ri-decollava e dopo una breve ricerca il tecnico localizzava la piazzola, posizionata su una cresta a circa 800 metri di quota. Il pilota comunicava via radio che se si fosse alzata polvere vulcanica non sarebbe atterrato. Dopo un falso avvicinamento, con l’obiettivo di ripulire la piazzola dalla polvere, il pilota atterrava alle 15.37. A terra c’erano 2 guide che avevano accompagnato il personale sanitario dalla paziente che si trovava in un punto poco accessibile vicino alle rocce a Sud della bocca del vulcano, dove c’era un po’ d’ombra (dalla piazzola non si vede). Iniziavano a risalire a piedi per circa 200 metri, e arrivati in cima, hanno dovuto discendere in diagonale il fianco del vulcano – molto ripido(30%) e molto friabile (terra lavica) – alto circa 800 metri. La temperatura era di 45°. Il medico aveva portato con se una sacca di fisiologica da lit, e il necessario per incannulare una vena, l’Infermiere la tavola spinale, e una delle guide lo zaino con litro necessario per la rianimazione (Kg. 25), mentre il pilota ed il tecnico sono rimasti vicino all’elicottero per motivi di sicurezza, in quanto l’attività del vulcano non è certamente prevedibile (e quanto è accaduto in questi ultimi tempi lo conferma). Il punto in cui è atterrato l’elicottero distava circa 100-150 m. in linea d’aria dalle bocche del cratere e pertanto si sentiva e si vedeva l’attività vulcanica che ogni 15 minuti ciclicamente “sbuffava” vapori e fumo. La posizione inoltre non consentiva di mantenere contatti con il centro operativo, in quanto il punto è isolato via radio e i telefoni cellulari non avevano campo (il personale è sprovvisto di radio portatili). Dopo circa 600 metri di cammino (molto lento perché c’era il rischio di cadere), arrivati sul posto, si è compreso subito che la signora non era disidratata ma colpita da ictus. La signora era incosciente, respirava male; si decideva di intubarla sul posto. Il medico e l’infermiere decidevano di trasferire la paziente sull’elicottero. Posizionata la paziente sulla spinale, si iniziava la risalita verso l’elicottero attraverso un percorso diverso, più lungo ma più sicuro (poiché era impossibile rifare la stessa strada). La signora non era magra (pesava circa 65-70 Kg), la spinale era portata da 6 persone, e altre 2 si alternavano. Sarebbe stato difficile risalire anche senza paziente (strada molto ripida, presenza di sassi e terra vulcanici) e il rischio di disidratazione lo stavano correndo i soccorritori. Arrivati in vista dell’elicottero, il tecnico e il pilota sono corsi in aiuto al gruppo e hanno dato il cambio al marito della signora e ad una donna, che erano esausti. Quando è iniziata la discesa verso l’elicottero, l’infermiere è andato avanti per predisporre il necessario per stabilizzare la paziente accanto all’elicottero, ma lo spazio non consentiva di lavorare in sicurezza. Arrivati sotto l’elicottero, dopo aver bevuto della soluzione fisiologica (era l’unico modo per reidratarsi) il medico e l’infermiere decidevano di decollare subito e scendere nella piazzola a valle dove stabilizzare la paziente. Il pilota, viste le condizione psico-fisiche del marito chiedeva al personale sanitario se non avesse nulla in contrario (il volo sarebbe stato di pochi minuti) a trasportare il marito fino a valle (che altrimenti avrebbe impiegato 4 ore per scendere). Dopo aver lasciato altre fisiologiche alle persone che riscendevano a piedi, alle 16.29 l’elicottero decollava, e alle 16.37 atterrava sulla piazzola a valle. Giunti a terra si stabilizzava meglio la paziente, da un bar vicino si prelevavano 2 tavolini sui quali appoggiare la barella, si incannulava un grosso vaso periferico, si sistemava il tubo oro-tracheale e successivamente la paziente veniva trasportata al policlinico di Messina. Alle 16.57 l’elicottero decollava per atterrare al Policlinico alle17.25.