Salina: rubrica settimanale della Biblioteca di Malfa ” Mattonelle delle antiche case di Salina”

29 aprile 2015 La Biblioteca Comunale di Malfa

 

Grazie a quella mostra, infatti, il pubblico ha avuto la possibilità di percorrere un viaggio alla scoperta di un prezioso e antico prodotto artigianale e dei suoi legami contestuali alla storia in cui si è formato e tramandato. Quasi trecento mattonelle sono state esposte per raccontare, attraverso le immagini, il gusto degli abitanti di Salina che, soprattutto nel Settecento e nell’Ottocento, hanno investito parte dei cospicui guadagni provenienti dall’agricoltura e dal commercio per abbellire le loro dimore.

Le mattonelle esposte hanno offerto una preziosa testimonianza del grado di raffinatezza e di maturità raggiunto dalla società isolana, che guardava al mondo esterno come ad un orizzonte culturale cui uniformarsi. 

La realizzazione del progetto culturale, che ha visto al suo centro la mostra pubblicata in questo catalogo e l’esposizione dei reperti archeologici rinvenuti nello scavo della capanna neolitica di Rinicedda, è stata resa possibile dall’impegno costante e proficuo di Felice Lopes e dalla stretta collaborazione tra l’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali ed il Comune di Leni, a cui si sono aggiunti di recente gli altri due Comuni dell’isola di Salina, offrendo il proprio patrocinio per questa pubblicazione.

Ma un’altra ragione va necessariamente aggiunta: la valorizzazione dell’opera di ricerca effettuata da Felice Lopes, che ha raccolto – salvandoli dalla distruzione – i vari esemplari di mattonelle e i reperti archeologici ancora esposti nei locali del Centro Culturale di Rinella, non può fermarsi alla pubblicazione di questo catalogo, ma continuata con la creazione di un Museo Civico ove conservare e rendere fruibile, come auspicabile naturale percorso collezionismo-musealizzazione, la sua raccolta.

NOTA DEL COLLEZIONISTA : Felice LOPES

La storia dell’isola l’ho respirata sin da bambino nella mia famiglia, poichè il mio bisnonno, il notaio Domenico Giuffrè, fu tra i promotori della creazione del Comune unico di Salina – fondato nel 1867 -, Sindaco dello stesso Comune per un breve periodo – 1876/1877 – e poi un rassegnato testimone della divisione dell’isola in tre Comuni – Leni, Malfa e Santa Marina Salina -, avvenuta nel 1911; inoltre anche il primo Sindaco del Comune unico di Salina, – 1867/1870 -, Domenico Giuffrè, era suocero del mio bisnonno e quindi un mio antenato.

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Andando indietro nel tempo, quindi, mi ritrovo discendente del primo Sindaco di Salina, uno di quei mercanti di mare che fecero fortuna nel corso dell’Ottocento, armando bastimenti a vela per adibirli principalmente al trasporto della “Malvasia”, il rinomato vino dolce che è il più celebre prodotto tipico dell’Isola. E’ con i proventi di quel florido commercio che – in quella favorevole temperie – si incrementa l’importazione delle mattonelle (maduna) maiolicate, decorate a mano, che andranno ad abbellire molte dimore, compresa la mia casa materna, manifestando il benessere dei padroni di casa.

Lo splendore e la ricchezza di queste mattonelle maiolicate completavano, come un prezioso tappeto, le semplici architetture eoliane, ma poi i tempi sono cambiati e ricordo ancora, con una certa amarezza, come il desiderio di rinnovamento che si manifestò soprattutto negli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo fece perdere a molte abitazioni il loro bel tratto distintivo; infatti quei magnifici pavimenti fatti ad arte e con arte da preziose mani, furono rimossi per essere sostituiti da materiali moderni, causando la distruzione di un rilevante patrimonio storico-artistico.

Alcuni pavimenti in ceramica, tuttavia, si conservano ancora e voglio qui ricordare, in riconoscimento della sensibilità dei proprietari, quelle abitazioni di Salina dove è possibile ancora ammirarli. Si tratta di diverse abitazioni private, ovvero, nel Comune di Leni, quelle di Giuseppe Pittorino, Alfonso Lopes, Giuseppe Costa, Francesco Costa, Angelo Giuffrè, Antonino Divola, Santamaria Grasso, Favaloro Mollica, Fratelli Russo;

nel Comune di Malfa, Santospirito, Marchetti, Felice Russo, Vittorio Brundu;

nel Comune di S. Marina, Antonino Lo Schiavo (mio nonno), Arcivescovo Paino, Onofrio Lo Schiavo, Giovanni Re, Giovanni Lauricella, Giovanni Palisi, Giovanni De Luca, Giovanni Virgona, Giuseppe Lo Schiavo.

Questo è purtroppo quasi tutto ciò che resta di un patrimonio che appena qualche decennio fa era sicuramente molto più ricco. Così, nel tempo, mosso da profondo rammarico nel vedere disperdere parte della nostra memoria, nacque in me un desiderio di conservazione che divenne via via una vera passione. Cominciai a raccoglierle nei ruderi abbandonati e nelle discariche, convincendomi sempre di più che avrei potuto salvare parte di un patrimonio che si stava disperdendo, fino a quando, nel 2002, l’allora Sindaco di Leni, prof. Giuseppe Lo Po, mi offrì l’occasione di metterle in mostra nel Centro Culturale di Rinella, offrendo la possibilità ai tanti visitatori di godere della loro bellezza e di apprezzarne la loro varietà e molteplicità.

E’ stata quella esperienza a far nascere in me il desiderio di pubblicare questo catalogo per rendere fruibile in maniera permanente tutta la collezione, in modo che possa diventare non solo oggetto di memoria delle cose che furono, ma anche dimostrazione di una abilità artigianale che ha caratterizzato un’epoca.

Ringrazio vivamente il Museo Archeologico Regionale Eoliano “Luigi Bernabò Brea” di Lipari e le tre Amministrazioni Comunali di Salina per aver favorito la stampa di questo volume e i Sig.ri Antonino Biviano di Leni, Mario Gullo, Fabio Giuffrè e Santino Ofria di S. Marina, per avere consentito la pubblicazione anche delle loro mattonelle, già generosamente messe a disposizione per la mostra, e tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questa pubblicazione. Non so davvero quali siano le vere ragioni di questa mia passione, ma sono contento di averla coltivata per arricchire la conoscenza storica della mia Isola.

NOTA di Antonio BRUNDU: RICORDI DI MALFA: 

Ricordi e memorie del passato riaffiorarono nella mia mente quando Felice Lopes, alcuni anni fa, mi portò nella sua abitazione di Leni per mostrarmi la sua preziosa collezione di mattonelle d’epoca decorate a mano, tutte diverse tra di loro, con disegni multicolori che raffiguravano piante, fiori, composizioni geometriche semplici, armoniose e splendide, utilizzate per rivestire ed abbellire le case di Salina nell’Ottocento e nel Novecento. Ho trascorso la fanciullezza nel mio paese natìo, a Malfa, fra gli anni ’50 e ’60, in una casa tipicamente eoliana, che possedeva tutte le caratteristiche che contraddistinguono un’abitazione tradizionale isolana, a cominciare dall’ampia cucina, dove si trascorreva, tra un’attività domestica e l’altra, la maggior parte del tempo.

Quando mia nonna materna e mia madre si davano da fare ai fornelli, il fumo che saliva lungo la cappa faceva intravvedere le mattonelle colorate dell’antica cucina a legna come una visione magica e spettacolare, che creava un singolare calore familiare accompagnato dagli odori e dai sapori delle pietanze gastronomiche isolane.

Erano tempi in cui le famiglie d’inverno preferivano ritrovarsi attorno al focolare e si narravano i racconti che attiravano l’attenzione di tutti. Ancora oggi abito in una casa di stile prettamente eoliano, dove esistono gli antichi forni e la cucina rivestita dalle mattonelle maiolicate originarie come altre abitazioni di Malfa, dove nelle cucine, nei “bisòla” – sedili in muratura-, nelle “pile” – lavatoi situati all’esterno -, sono state conservate le mattonelle d’epoca, come quelle che formano il pavimento ottocentesco della graziosa e piccola chiesa di Sant’Onofrio, a Pollara, o quelle di alcune case situate nella caratteristica zona dei Porri, i cui sedili esterni sono ricoperti dalle antiche mattonelle maiolicate dai colori vivaci che richiamano quelli della natura circostante.

Mattonelle, la cui superficie è decorata da linee armoniose che s’intersecano tra di loro e, unite a quattro a quattro, talvolta compongono un disegno completo di piccoli cerchi collocati all’interno di cerchi più ampi, che racchiudono raffigurazioni di alberi, rami, foglie, puntini arrotondati, crocette, serpentine, anelli, fiorellini, colorati di verde, azzurro, arancione, giallo, blu e rosso vinaccia. Non a caso alcuni anni fa, nelle varie località del territorio comunale, la toponomastica delle strade e delle vie è stata trasformata ed abbellita con mattonelle riprodotte dalle ceramiche antiche, che hanno dato maggiore decoro all’aspetto urbano ed alla peculiarità dei luoghi. La sapiente ed appassionata raccolta delle mattonelle di Felice Lopes ed altri, ci apre uno spiraglio di luce sulle caratteristiche case di Salina e ci ripropone una pagina affascinante ricca di relazioni commerciali e sociali della nostra storia.

NOTA DEL CURATORE : Elvira Valentina RESTA

L’idea di illustrare, attraverso una mostra, la complessa varietà delle mattonelle maiolicate utilizzate in antico nelle dimore dell’Isola di Salina, è stata fortemente desiderata da Felice Lopes e scaturisce da una duplice esigenza: la prima legata alla sua volontà di rendere pubblica una memoria storico-antropologica, e la seconda – a nostro avviso più importante – finalizzata al desiderio di tutelare e conservare una forma d’arte applicata che spesso, a torto, viene declassata e non valorizzata appieno, perchè considerata secondaria e marginale in rapporto ad altre forme di produzioni artistiche.

L’occasione fu offerta dal Comune di Leni, nel 2002, con l’allestimento della “Mostra di Mattonelle d’Epoca” nei locali adibiti a Centro Culturale di Rinella, comprendente sia la collezione di Felice Lopes, sia altre collezioni anch’esse pubblicate in questo catalogo. Il materiale esposto nella citata mostra comprendeva sia mattonelle recuperate singolarmente, che intere pavimentazioni. In quella occasione mi è stata offerta l’opportunità di catalogare duecentocinquantasette pezzi, di cui centosettanta della collezione Lopes e ottantasette delle altre collezioni, la maggior parte diversi per fattura e decoro, che hanno svelato quali erano le botteghe artigianali, i tipi di decorazioni più in voga, l’uso dei colori che variano nel tempo e delle tecniche utilizzate.

I committenti esprimevano il gusto e la moda del tempo nonchè il proprio status sociale; infatti i maggiori acquirenti vanno ricercati principalmente in quei “Mercanti di Mare”, che hanno promosso, soprattutto nell’Ottocento, lo sviluppo socio-economico dell’Isola. L’interesse verso i prodotti ceramici di importazione particolarmente raffinati era un tratto distintivo legato all’ostentazione del lusso e della ricchezza raggiunta da questi ceti emergenti. Con l’affermarsi delle botteghe di S. Stefano di Camastra, abili mani artigiane crearono migliaia di forme decorative che furono, dapprima, imitazione di quelle provenienti dall’estero e dal regno borbonico e, successivamente, modelli e varietà particolari, pavimenti delle abitazioni, ma anche per altri usi: rivestire le cucine a legna realizzate in muratura, rivestire all’interno e all’esterno acquai, sedili in muratura-bisuòli, edicole votive e nell’edilizia cimiteriale. Non fanno parte della tradizione eoliana i rivestimenti esterni di cupole e terrazze. Molti di questi antichi decori vengono realizzati ancora oggi, ma ovviamente la finezza e la ricchezza dei particolari realizzati a mano libera si è persa con l’andar del tempo.

La ceramica tradizionale siciliana fonde, in genere, tipologie decorative molto ampie, che spaziano da quella araba alla ispano-moresca, da quella nord italiana alla francese e portoghese, alle quali si aggiunge l’imitazione di forme desunte dalle porcellane inglesi e cinesi. Ciò è evidente in una innumerevole quantità di mattonelle sparse per i musei d’Italia e del mondo, come quelle, per esempio, custodite nella sala della “talavera” e delle “azulejos” al Museo Franz Mayer di Città del Messico, molte delle quali provenienti dall’Europa, dall’Italia peninsulare e da tutto il bacino del Mediterraneo. Questo catalogo, lungi dall’essere esaustivo sull’argomento, mira a portare a conoscenza dei lettori la notevole quantità e varietà di mattonelle presenti nelle antiche dimore dell’Isola di Salina, nonchè di mettere in luce le osservazioni, lo studio, le analisi visive, i rilievi tecnici e soprattutto le fabbriche di provenienza. Un ruolo importante viene dato ai cento marchi e bolli di fabbrica, molti differenti per forma del cartiglio e tipologia, dei quali però è stata curata la descrizione soltanto dei più significativi.

Il catalogo contiene un excursus storico dedicato ai luoghi della ceramica in Sicilia e nel Sud Italia e alla conoscenza delle fabbriche e dei marchi di fabbrica. Si prosegue con le descrizioni tecniche relative alla produzione e decorazione, e con una sintesi semplificata degli schemi compositivi delle mattonelle e degli ornati, che completano e arricchiscono il lavoro di schedatura.

La datazione e l’attribuzione, quindi, ad un periodo storico delle mattonelle prive di bollo pubblicate in questo volume è stata desunta dalla fattura del verso del supporto di ciascuna di esse, dai pigmenti e dagli smalti utilizzati. Una attenta osservazione ci ha consentito di appurare che le più antiche sono un gruppo di quattro, provenienti da Burgio, riferibili ad un periodo che va dalla fine del Seicento alla prima metà del Settecento. Alla seconda metà di quest’ultimo secolo sono riferibili, invece, tutte quelle che presentano il verso liscio, smalto di fondo bianco consunto, a volte criccato, e pigmenti che comprendono tutta la tavolozza cromatica. Le mattonelle dei primi dell’Ottocento presentano nel verso incavi di ancoraggio quadrangolari e circolari, impressi prima a caso e successivamente in modo ordinato. In questo periodo rimane in uso lo smalto bianco come base dei decori. I marchi, le misure regolarizzate e l’uso di smalti di fondo color giallo, marrone e azzurro nonchè il rosa caratterizzano le mattonelle dalla seconda metà dell’Ottocento in poi. Tutte quelle prodotte, infine, con decori eseguiti per lo più con mascherine, e sempre meno a mano libera, con e su smalti dai colori a volte inusuali ed ancora “vivi”, nonchè con fantasie palesemente moderne, vanno attribuiti alla prima metà del Novecento. I risultati dello studio di alcuni documenti inediti custoditi presso l’Archivio della Camera di Commercio di Messina sono stati inseriti nella sezione dedicata alle fabbriche stefanesi.

In ultimo, per facilità di consultazione, abbiamo riprodotto le mattonelle delle collezioni secondo uno schema alfabetico delle fabbriche identificate. Per ognuna di esse abbiamo indicato il luogo di produzione, la fabbrica, le misure, lo schema decorativo, il collezionista ed eventuali note.