Stromboli:il relitto del Glenlogan, affondato da un sommergibile tedesco

28 gennaio 2014 Cronaca Eolie

 

Ma in alcuni casi, il destino lasciava i pirati a mani vuote, perché la nave trascinava in fondo al mare anche tutto il suo prezioso carico.

L’efferatezze delle azioni piratesche, non sono state le uniche ad arricchire i fondali marini, a volte bastava una tempesta o una svista per imbattersi in una secca, che squarciando la chiglia in maniera irreversibile, andava ad arricchire i fondali marini creando dei veri e propri giacimenti di tesori sommersi.

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I primi pirati, forse Etruschi, non si sarebbero certamente immaginati di essere gli antesignani di un crimine ancora oggi in vigore ed altamente redditizio.

La pirateria contemporanea, avvalendosi di nuove tecnologie, “assaltano” gli obiettivi sensibili, recuperando il più possibile, senza nessun interesse nel salvaguardare il valore archeologico, preoccupandosi solamente del valore economico.

“La comunicazione è una delle principali armi che abbiamo per contrastare l’ignoranza sui temi della cultura e dei beni culturali – dichiara Sebastiano Tusa sovrintendente regionale del mare – Contrastare l’ignoranza è fondamentale per attivare il senso di appartenenza e di identità in ogni cittadino, elemento indispensabile per la tutela della nostra cultura, della nostra storia e del nostro patrimonio culturale.

Abbiamo deciso – continua Tusa – di avviare un programma basato principalmente su conferenze, proiezioni e dibattiti che intendono intensificare l’attività divulgativa e scientifica in uno spazio certamente simbolico, quale è l’Arsenale della Regia Marina di Palermo”

Nell’ultimo incontro, appena realizzato dalla Soprintendenza del mare, si è voluto ricordare la triste ed interessante vicenda del piroscafo Polluce, misteriosamente affondato presso l’isola d’Elba nel 1841.

Venuto alla ribalta, grazie ad un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze ed un sequestro fatto il 20 giugno del 2001 da Scotland Yard bloccato la vendita, in una casa d’aste londinese la Dix Noonan Webb, una preziosa collezione di 2000 monete d’argento, 311 monete d’oro, diamanti, gioielli e argenteria materiale che era stato prelevato illegalmente nel 2000 da un relitto che giace a tre miglia dall’Isola d’Elba (Porto Azzurro): il Polluce, di proprietà dell’armatore Rubattino, armatore impegnato nei collegamenti, con la Sardegna, Genova, e la Sicilia dei Florio.

Tale saccheggio era avvenuto grazie a delle precise informazioni recuperate da alcune carte che si trovavano negli archivi navali di Marsiglia datate 23 giugno 1841, cinque giorni dopo il naufragio, avvenuto il 17 alle ore 23:30, dove si descriveva abbastanza esplicitamente che a bordo del Polluce c’erano dei facoltosi passeggeri, aristocratici russi e misteriosi personaggi francesi con a seguito i loro preziosi bagagli (non fu trovato nessun forziere): 100.000 monete in oro (Luigi francesi), 70.000 pezzi in argento (colonnati spagnoli) ed anche una carrozza d’oro di proprietà della contessa napoletana de la Rocca, anche lei a bordo del veloce vaporetto.

I pirati contemporanei, muniti di falsi permessi di recupero ed una rudimentale benna a denti larghi, nell’arraffare più preziosi possibili, distrussero parzialmente il relitto e persero gran parte del bottino poiché le ganasce della benna, non si chiudevano correttamente. Gli artefici del crimine, erano un gruppo di Inglesi: David Dixon, Nicolas Pearson, George Sinclaire e il francese Pascal Kanik, venditore di mappe nautiche, che richiedendo ufficialmente l’autorizzazione per il recupero di alluminio nel relitto del Glenlogan affondato a Stromboli da un sommergibile tedesco U-boot, rivolgevano invece le loro attenzioni al Polluce.

Fortunatamente, in seguito ai risultati delle indagini che si decise di provvedere allo scavo sistematico del relitto da parte della Soprintendenza archeologica della Toscana con la direzione di Pamela Gambogi e l’assistenza della Historical Diving Society.

Che salvarono, riportandoli alla luce, migliaia di oggetti preziosi tra cui monete e gioielli di varia natura, inoltre la ricerca riaccese i riflettori su un caso di naufragio mai risolto. Il Polluce, infatti, colò a picco dopo essere stati abbordata dal vapore napoletano Mongibello. Ad oggi non è chiaro se si fosse trattato di un incidente o di un abbordaggio intenzionale.

Se si persegue l’ipotesi dolosa è evidente che la presenza del prezioso carico dovette essere la causa dell’affondamento del Polluce sia che si trattasse di oggetti destinati ad alimentare i moti rivoluzionari risorgimentali, sia in fuga da Napoli per volere della corona borbonica.

E’ certo che rimane il dubbio su chi era il destinatario di tali ricchezze. Dall’altro lato non si comprende come alcuni passeggeri avessero con sé notevoli somme di denaro.

L’armatore, Raffaele Rubattino, a due mesi dal naufragio della sua nave tenta di recuperare il relitto senza esito. Nel 1844, il tribunale di Livorno gli diede ragione contro i Vapori Napoletani, grazie alla perizia dell’avvocato Domenico Guerrazzi, uno dei più agguerriti liberali toscani.

Tuttavia Rubattino non fu mai risarcito, né la sua compagnia di navigazione risarcì i passeggeri che scomparvero nel nulla.

Nell’incontro palermitano, sull’argomento, la Soprintendenza siciliana del Mare nel corso della conferenza, ha proiettato l’eccellente documentario di Pippo Cappellano che ha permesso ai relatori: Francesco Vergara, direttore della Biblioteca Regionale A.Bombace di Palermo, Sebastiano Tusa e l’imprenditore Umberto Brucato di discutere del naufragio e del periodo storico connesso.

L’iniziativa, organizzata in collaborazione con PAM (Prima Archeologia del Mediterraneo) si inquadra, in una serie di attività divulgative, che la Soprintendenza del Mare ha intrapreso per rilanciare il pregevole monumento dell’Arsenale della Regia Marina di Palermo aprendolo al pubblico in attesa della realizzazione del Museo del Mare il cui progetto è in redazione finale a cura dell’architetto Eliana Mauro.

Ludovico Gippetto